Sguardi in acquerello di Giglio Italiano
Se esiste un modo per catturare la sensazione emozionale o la verità delle cose nell’immediatezza della visione, che sia rivolta alla realtà esteriore o all’interiorità dell’animo, questa è la pittura ad acquerello. Una tecnica che in un certo senso è anche una postura pittorica, perché si sa, questa modalità espressiva non consente ripensamenti, o correzioni, o esitazioni da riprendere con cura. Essa è una restituzione autentica e subitanea dello sguardo verso il mondo, e questo spiega la difficoltà, e al contempo, la bellezza interpretativa di questa arte.
Gli acquerelli di Giglio Italiano, misurati lungo un variegato repertorio iconografico di vedute urbane, scenari naturali, interni domestici, nature morte, pervengono a una resa espressiva di raffinata qualità, una tecnica maturata negli anni difficili del Covid e poi divenuta piacere e scoperta da perseguire con tenacia sotto la guida di amici artisti. Così, nello spazio di qualche anno, Giglio Italiano ha dato vita a una rassegna di opere che rivelano sia nell’impianto compositivo, come pure nella levità e trasparenza delle pennellate, il desiderio di trasmettere le proprie sensazioni emotive di fronte al creato, ma dentro le quali si proietta anche una personale sfida quotidiana, nel misurarsi cioè con una materia particolarmente complessa.
Le visioni urbane sono spesso ispirate a luoghi emblematici della sua terra d’origine, come gli antichi borghi calabresi, o i centri artistici visitati nel corso degli anni, e che conservano le tracce della storia. Si squaderna così un repertorio singolare di vecchi portali, di ruderi e castelli arrampicati sulle rupi rocciose, e chiese di antica memoria. Di particolare fascino la serie dedicata agli scorci urbani di Malta. In questi lavori traspare in modo evidente la sua formazione accademica di architetto. L’artista sapientemente regola i piani prospettici attraverso una avvertita modulazione tonale intrisa di luce che restituisce la verità della visione nella sua caratteristica architettonica, con una selezione cromatica conferitagli proprio dalla pietra di Malta con il suo tipico colore dorato e luminosissimo. Anche gli scorci di Scilla e il mare intravisto dalle fughe prospettiche di Chianalea, l’antico quartiere marinaro, o le vedute marine e gli scorci dello Stretto. Tutto fa trasparire lo sguardo attento dell’artista e la sua interpretazione dello spazio, del colore, e delle trasparenze nella resa formale dell’impaginato. Rappresentare un luogo attraverso uno schizzo o un colore significa interpretarlo e percepirne l’anima, catturare quello spirito in cui riconosciamo ciò che si definisce “genius loci”, che si potrebbe genericamente intendere come l’intimità del luogo, la sua profonda essenza, ciò che nel pensiero di Georg Simmel ne “La Filosofia del paesaggio” è la stimmung, o l’atmosfera.
Negli interni ancor più, a mio avviso, e, in particolare, in un suo recente lavoro dal titolo “Controluce”, l’impianto compositivo e il controluce così curato nei riflessi pervengono alla restituzione di uno spazio metafisico, dove “parlano” solo gli oggetti del quotidiano, una finestra, uno sgabello, una pianta, una tenda, e che sembrano omaggiare il silenzio e la poesia delle cose da cui traspare la vita interiore.
Nella serie dei fiori o delle nature morte, genere affrontato dagli artisti di ogni tempo, l’artista sembra voler indagare ogni minimo dettaglio naturale, a volte con inquadrature ravvicinate, altre attraverso composizioni più tradizionali. In tutte traspare una personale capacità di restituire ciò che allo sguardo momentaneo sfugge, facendoci percepire la bellezza e la singolarità della natura rivelata. La sua attitudine all’osservazione analitica trae beneficio da tanti anni di docenza di Storia dell’Arte, che in vario modo gli hanno consentito di dominare un vasto repertorio iconografico di esperienze sui temi affrontati e che sicuramente infondono un’avvertita sensibilità al suo lavoro. Non a caso anche la sua formazione giovanile presso lo storico Liceo Artistico “Mattia Preti” di Reggio Calabria lo ha rinvigorito negli studi grazie a maestri di alto profilo, a conferma di quanto il mestiere d’artista richieda conoscenza e ricerca costante sul campo.
